Non mi interessava fotografare le feste, ma ciò che succede alle persone dentro quei momenti.
Bastano queste parole di Cristina García Rodero, per entrare nel cuore pulsante di España Oculta, un progetto che non si limita a mostrare rituali, ma li fa sentire addosso.
Nata nel 1949 a Puertollano, nel cuore della Spagna mineraria, García Rodero si forma come pittrice, ma è con la fotografia che trova il mezzo più diretto e viscerale per raccontare l’essere umano. A partire dai primi anni Settanta decide di attraversare il paese per documentare le tradizioni popolari più radicate, spingendosi in villaggi dimenticati, partecipando a processioni, feste religiose, riti pagani, pellegrinaggi e cerimonie collettive che stavano lentamente scomparendo, travolte dal progresso e dall’omologazione.
España Oculta nasce così, dopo oltre quindici anni di lavoro sul campo, come un affondo nella Spagna più profonda, quella che vive nei gesti ripetuti, nella fede ostinata, nel bisogno di appartenere a qualcosa di più grande di sé.
In questo progetto il rituale è il vero protagonista: non come spettacolo folcloristico, ma come esperienza fisica, emotiva, spesso estrema. I corpi fotografati da García Rodero sudano, tremano, si piegano, si feriscono, pregano, danzano, urlano. Il rito diventa un momento di sospensione, un tempo altro in cui l’individuo si perde e la comunità prende forma.
Le sue immagini raccontano il bisogno umano di espiare, ringraziare, chiedere protezione, ma anche di liberare tensioni, paure, desideri. Il sacro e il profano si mescolano continuamente: una processione può diventare carnevale, una festa può trasformarsi in sofferenza, una preghiera in trance collettiva.
La scelta del bianco e nero rafforza questa sensazione di immersione totale. Senza il colore, lo sguardo è costretto a fermarsi sui volti, sugli sguardi sbarrati, sulle mani contratte, sui dettagli carichi di simboli. La luce è spesso dura, drammatica, capace di scolpire i corpi e amplificare la tensione emotiva della scena.
Dal punto di vista tecnico, García Rodero lavora con grande istinto e precisione insieme: inquadrature dense, ravvicinate, a volte quasi claustrofobiche, che restituiscono l’energia caotica del rito e fanno sentire chi guarda dentro l’evento, non davanti. Non c’è distanza, non c’è giudizio: c’è partecipazione.
Ciò che rende España Oculta un progetto ancora attualissimo è il modo in cui il rituale viene raccontato come necessità vitale. Queste fotografie parlano di una Spagna arcaica, certo, ma parlano anche di noi. Mostrano che il rito non è qualcosa di antico o superato, bensì un bisogno profondo: quello di dare un senso al dolore, di affrontare la paura della morte, di rafforzare i legami, di riconoscersi parte di una comunità.
In un mondo sempre più veloce e individualista, España Oculta ci ricorda che i rituali sono ancora lì, pronti a riemergere ogni volta che l’essere umano sente il bisogno di fermarsi, di ripetere un gesto, di affidarsi a qualcosa che va oltre il quotidiano. Il lavoro di Cristina García Rodero non documenta solo tradizioni: cattura l’istante in cui il rito accade davvero, quando il corpo diventa linguaggio e la fotografia si trasforma in memoria viva.
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